Il mio lavoro clinico

Il mio approccio

 

Costruttivismo post-razionalista
L’approccio costruttivista post-razionalista si basa sull’assunto che il modo in cui viviamo la nostra vita sia il risultato di una costruzione. Questo non vuol dire che viviamo in un sogno, ma che così come abbiamo costruito il modo di vivere che ora ci fa soffrire, possiamo imparare a decostruirlo, per costruirne insieme, nel lavoro terapeutico, uno che funzioni meglio. Può capitare infatti di avere l’impressione di vivere con il pilota automatico. Lo stesso pensiero ci rincorre, quella paura che tentiamo disperatamente di eliminare ci perseguita, non ci piace come ci comportiamo ma non riusciamo a fare niente per cambiare, oppure ancora, non riusciamo proprio a capire perchè un pensiero, magari che non ci riguarda, ritorna o perchè un’emozione ci disturbi così tanto, non riusciamo a modificare il nostro atteggiamento nei confronti della vita e di noi stessi. Questo succede perchè, come in tutti gli uomini, le abitudini si consolidano e i pensieri, le emozioni e i comportameni, che sono un po’ delle abitudini della mente, anche.
Il modo in cui abbiamo vissuto fino ad un momento fa non funziona più.
Prima andava bene, ora ci fa soffrire.
Il lavoro terapeutico è un lavoro di scoperta e di esplorazione che porta al cambiamento..
Come diceva un famoso psicologo :”Se vuoi conoscere davvero una cosa, prova a cambiarla”.
Insieme andremo a conoscere quali sono quelle abitudini della mente che fanno soffrire.
Insieme capiremo perchè non riesci a cambiarle.
Insieme troveremo un modo diverso per vivere meglio.
Insieme lasceremo andare le vecchie abitudini.

Mindfulness e pratiche di consapevolezza
Esistono ormai moltissime evidenze empiriche (ossia studi scientifici) riguardo i benefici della Mindfulness per una gran quantità di disturbi psicologici e per il miglioramento della vita quotidiana, come ad esempio nella gestione dello stress e dell’ansia. E oltre alle prove scientifiche sono moltissime le persone che si stanno avvicinando a questa pratica e che ne testimoniano, sulla loro pelle, l’efficacia.

Il termine Mindfulness è la traduzione in inglese della parola “Sati” in lingua Pali, che significa “attenzione consapevole” o “attenzione nuda”. Secondo Jon Kabat-Zinn, Mindfulness significa “porre attenzione in un modo particolare: intenzionalmente, nel momento presente e in modo non giudicante”. Nella semplicità di questo risiede tutta la sua difficoltà. Possiamo descriverla anche come un modo per coltivare una più piena presenza all’esperienza nel momento presente, momento dopo momento. Si tratta cioè di dirigere intenzionalmente la propria attenzione a quello che accade dentro di sé (pensieri, emozioni, sensazioni fisiche) e intorno a sé, ascoltando e osservando accuratamente la propria esperienza per quello che è, senza lasciarsi andare in ragionamenti, giudizi, tentativi di spiegazione. Siamo infatti abituati ad applicare giudizi ed etichette ad ogni cosa: questo è bello, questo è brutto, questo è giusto, dovrei fare così, dovrei evitare di fare quell’altro, io sono sbagliato, lui è buono, lui cattivo, questo si può fare, questo no. L’attenzione non giudicante è, appunto, un’attenzione in cui si rinuncia deliberatamente ad applicare etichette e giudizi all’oggetto della nostra attenzione. Essendo un’attidine della mente va praticata perchè si consolidi. Le pratiche di consapevolezza, sono due, entrambi molto importanti e insieme potremo imparare come farle diventare un pezzo importante della nostra vita: 1) la pratica formale, ovvero ritagliarsi del tempo ogni giorno per praticare “attivamente” 2) la pratica informale, cioè tentare di portare una maggior consapevolezza nelle attività quotidiane.

Di cosa mi occupo

E’ difficile far rientrare comodamente la propria vita o quella di qualcun altro dentro un’etichetta sopratutto se a dover essere etichettato è qualcosa che ci fa soffrire.
Non sempre è utile etichettare il mondo in cui viviamo, spesso però è necessario.
In questo caso scelgo di usare delle etichette per descrivere i problemi di cui mi occupo.
E’ probabile che qualcuno non voglia essere etichettato e non si senta rappresentato da questo elenco oppure non sappia quale etichetta sia la più adatta per sè.

Diciamo che generalmente mi occupo della sofferenza
Tutti soffriamo, il dolore fa parte della vita e, in una certa misura, non possiamo eliminarlo.
Tanto prima ci occupiamo di una sofferenza tanto più è probabile che riusciremo a capirla e ad affrontarla.

Ritornando alle etichette, mi occupo di:

-Disturbi d’Ansia (ovvero Attacchi di Panico, Ansia Generalizzata, Ansia Sociale, Fobie);
-Disturbi dell’Umore (ovvero Depressione, Mania, Disturbo Bipolare);
-Disturbi dell’Alimentazione (Anoressia, Bulimia);
-Disfunzioni Sessuali;
-Disturbi di Personalità;
-Difficoltà Relazionali,
-Disturbi Traumatici (anche tramite EMDR)

Inoltre ho una passione per i disturbi “gravi” e sopratutto per tutte quelle persone che sono portatori di quei disturbi che spesso gli psicologi preferiscono non prendere in carico. Sono convinto della forza e dell’efficacia del mio lavoro e del lavoro di rete e per questo mi occupo anche di:
-Disturbi dello Spettro della Schizofrenia e altri Disturbi Psicotici,

rispetto a questi casi, nei casi di crisi, mi avvalgo della collaborazione con la Cooperativa San Donato con cui partecipo agli Incontri Dialogici, fondati sul modello del Dialogo Aperto.

 

A chi mi rivolgo

Individui (adolescenti e adulti), Coppie, Famiglie.

Non tutti i problemi infatti sono uguali, ogni problema richiede la propria soluzione. Ogni tanto non riusciamo ad immaginare quale possa essere la soluzione più efficace per i nostri problemi, ogni tanto invece, sappiamo quale sia la soluzione ma non riusciamo a metterla in pratica. E’ possibile che i problemi non si trovino esclusivamente nelle persone, ma che siano invece tra le persone o che i problemi di qualcuno possano essere risolti in maniera migliore con l’aiuto di qualcun altro. Per aiutare le persone a risolvere al meglio i propri problemi scelgo di decidere di volta in volta come lavorare.

Spesso il lavoro individuale può essere il più indicato. Talvolta invece potrebbe essere più utile lavorare invitando qualche persona a te cara, invece che lavorare solamente io e te. Per questo lavoro anche con coppie e famiglie. Naturalmente prenderemo questa decisione insieme e non sarà mai invitato nessuno senza che tu lo voglia nè prenderò alcuna decisione senza averla prima discussa insieme a te.